Ciao Andrea, grazie per tutte le storie

Non sono stato un tuo lettore della prima ora, non sei nemmeno stato uno dei primi autori di cui mi sono innamorato. Ci siamo incontrati da grandi.

Ricordo ancora quando ho acquistato il primo dei tuoi libri, avevo appena visitato la Cappella Palatina, a Palermo, ero emozionato come un bimbo dopo aver ammirato tanta bellezza. Nel bookshop di palazzo dei Normanni vidi una bella edizione de La concessione del telefono stretta nella sua fascetta che annunciava uno sconto speciale, dentro il prezzo ancora in lire: 28.000.

Del libro mi aveva lungamente parlato un professore dell’università ma non mi ero mai deciso a comprarlo. Finalmente era arrivato il momento giusto. Lo divorai, lo amai. Fu solo il primo dei tuoi libri che lessi con avidità: poco dopo la mia fidanza mi regalò La scomparsa di Patò che feci sparire in un paio di giornate al mare. Dopo scoccò l’ora de Il birraio di Preston, dei primi Montalbano e molti altri ancora.

Avevo letto alcuni dei “classici”, non ero ancora arrivato ai miei libri preferiti. Il momento in cui capì che eri entrato a far parte dei miei autori più cari fu con la “trilogia della metamorfosi” e soprattutto con Il casellante. Mi aveva parlato di questo libro un amico sostenendo che poteva piacermi. Aveva ragione, ad oggi credo sia il mio libro preferito. La storia di Nino e Minica è stupenda, violenta e delicata.

Quando mi chiedono di suggerire un tuo libro inizio sempre da Il casellante. Nino e Minica mi fecero conoscere Gnazio e le sirene di Maruzza Musumeci, quest’ultimi mi accompagnarono all’uscio di casa di Giurlà mentre partiva per i pascoli per raggiungere Beba e Il sonaglio.

Intanto, mentre ti leggevo e mi appassionavo alle tue storie prendeva forma Visit Vigata, guardavo il commissario Montalbano alla tv, ne studiavo il successo e incontravo persone che mi chiedevano dove fosse Vigata credendola una città reale. Le tue storie e l’immaginario creato dalla serie tv sono oggi una parte importante del mio lavoro e mi portano ad andare in giro a raccontare storie. Le tue, le mie, quelle della Sicilia in cui sono nato e cresciuto.

Ci siamo anche incontrati, solo che tu non puoi ricordarlo. Ero tra le migliaia che un anno fa sono venuti ad ascoltarti mentre ci incantavi raccontandoci di Tiresia e delle sue metamorfosi al Teatro greco di Siracusa. Seduto su quei gradoni di pietra sapevamo tutti di essere presenti ad un momento unico. Con gli occhi stropicciati dall’emozione alla fine dello spettacolo ci siamo accorti che ci avevi invitato al tuo funerale e ci avevi lasciato un testamento: «sarà bello rivederci in questo stesso posto tra cento anni».

Ci sono due cose che mi consolano in questo giorno triste: l’idea che tua abbia vissuto una lunga vita ricca di soddisfazioni, piena di successi e di azioni che hanno lasciato il segno nella politica e nella società italiana. E la certezza di avere ancora tanti dei tuoi libri da leggere e tutti da rileggerli ogni volta che ne avrò voglia. In attesa di rivederci fra cent’anni di presenza, ci vediamo presto, tra le pagine delle tue storie. 

Ciao Andrea, grazie per tutte le storie!

Roberto Sammito