Cosa vedere nelle due Ragusa? In alto Ragusa Superiore, la città nata dopo il terremoto del 1693, in basso Ragusa Ibla, il più antico quartiere della città!

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Ragusa è una città doppia, divisa tra Ragusa Superiore, distesa su un ampio altipiano, e Ragusa Ibla, aggrappata su una piccola collina e circondata da strette vallate. Le due Ragusa sono unite da una lunga scalinata che ripida scende verso Ibla.

Ragusa Ibla

Il poderoso barocco è il tratto unificante delle due anime nate in seguito al terremoto del 1693. Il terribile sisma distrusse buona parte del sud est siciliano e colpì duramente anche Ragusa. I nuovi ceti agricoli ricostruirono la città sull’altopiano del Patro rifacendosi ai nuovi canoni regolari dell’urbanistica tardo barocca; la nobiltà feudale, invece, ripartì dal cuore dell’antico abitato ridando vigore a Ibla.

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Il borgo di Ragusa Ibla venne ricostruito attorno a Piazza Duomo, un capolavoro di scenografia. La piazza è circondata da eleganti palazzi che custodiscono lo sfarzo e la storia della nobiltà locale ed è chiusa dallo stupendo Duomo di San Giorgio che svetta su una lunga scalinata e fa bella mostra dell’imponente cupola neoclassica. Dello stesso stile anche il curioso Circolo di Conversazione che richiama atmosfere gattopardesche e che ancora oggi è ritrovo della nobiltà ragusana.


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Il Duomo di San Giorgio è uno dei principali esempi dell’architettura tardo barocca sviluppatasi nel Val di Noto nel corso del Settecento come reazione alla distruzione generata dal terremoto. Eleganti decorazioni, sinuose facciate e gioiosi capricci scolpiti sulla pietra dorata punteggiano tutti i vicoli di Ibla dove si nascondono i magnifici monumenti, tra questi la chiesa di San Giuseppe, l’antico Portale di San Giorgio e lo splendido palazzo Cosentini.

L’imponente prospetto di palazzo Cosentini manifesta il suo sfarzo nei fantastici balconi sorretti dai tipici mascheroni barocchi. Ogni mascherone è finemente scolpito e racconta una storia: nobili e servi, maldicenze e benessere, musica e vizi ci riportano alla quotidianità di fine Settecento.

Ogni angolo di Ibla è un scrigno di bellezza e storie da vivere. Per dirla con le parole del celebre scrittore Gesualdo Bufalino: «Ibla è città che recita con due voci. Talvolta da un podio eloquente, più spesso a fior di labbra, in sordina, come conviene a una terra che indossa il suo barocco col ritegno d’una dama antica».

Ragusa Superiore

La visita di Ragusa Superiore deve passare per la superba cattedrale barocca di San Giovanni Battista e per i palazzi ricchi di fregi e famosi per i fantastici mascherini, su tutti palazzo Zacco e palazzo Bertini. Il quartiere nuovo è tenuto insieme da tre ponti, il più suggestivo è il Ponte de Cappuccini ideale per passeggiate e per ammirare uno splendido panorama sui verdi orti di Cava Santa Domenica.

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Molto interessanti anche il Teatro della Concordia, risalente alla metà dell’Ottocento, e i monumenti di ispirazione razionalista come palazzo delle Poste e piazza Libertà, architetture costruite negli anni ’30 nel Novecento.

Tra le opere contemporanee citiamo le oltre 30 opere di arte pubblica disseminate in tutta Ragusa Superiore. I murales realizzati dai più grandi street artist in attività hanno colorato muri e palazzi di molti quartieri della città. Tra i nostri preferiti A Sicilian Mother di Guido Van Helten, Looking forward to hearing from you di Millo e Fvrioso di Daniel Eime.

La Ragusa di Montalbano

Ragusa è anche una delle principali location televisive de Il commissario Montalbano. A Ragusa riconoscerete la piazza di Vigata, il Circolo di Conversazione molto caro al dottor Pasquano e tante altri magnifici scorci che rendono reale la Vigata di Camilleri!


La guida di Visit Vigata per Ragusa

Cosa vedere a Ragusa Ibla

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La chiesa di Santa Maria dell’Itria è attaccata a Palazzo Cosentini straordinario esempio di barocco con i suoi decorati mensoloni e gli stravaganti mascheroni. Dirigendosi verso piazza della Repubblica si passa sotto i balconi di Palazzo della Cancelleria. Edificato dalla famiglia Nicastro alla fine del Settecento deve il suo nome agli uffici della cancelleria che ospitò un secolo dopo. Molto caratteristica è la tribuna retta da cinque grosse mensole dal gusto fortemente barocco.

Su piazza della Repubblica, nota anche come l’Archi per l’antico acquedotto che passava da lì, si affaccia la chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. In cima ad una scalinata, circondata da una cancellata, domina il quartiere dalla metà del Seicento. Resistita al terremoto del 1693 fu comunque ricostruita nel Settecento per essere ingrandita, passando da due a tre navate. Al suo fianco si erge il campanile costruito nel XVIII secolo sui resti delle mura del castello bizantino di Ragusa.

Nascosta tra stretti vicoli la Chiesa della Madonna dell’Itria si fa notare per la sua elegante cupola azzurra della cui vista si può godere soprattutto dall’alto dei tornanti che da Ragusa portano verso Ibla. La cupola completa il campanile finemente decorato con maioliche di colorata ceramica di Caltagirone che raffigurano vasi floreali.

Le origini di questa chiesa sono molto antiche. Costruita intorno al 1300 dalla famiglia Chiaramonte, la chiesa si trovava centro del quartiere ebraico Cartellone e apparteneva all’Ordine dei Cavalieri di Malta, come dimostrano le croci ottagone sul portale d’ingresso. Alcuni resti di cornici che ornano la porta d’ingresso della cappella e un pilastro murato adiacente alla sacrestia rendono molto probabile l’ipotesi che sia stata costruita sulle rovine di una chiesa bizantina. Inizialmente intitolata a San Giuliano poiché collegata ad un ospedale per malati e viaggiatori, col tempo fu dedicata alla Madonna dell’Itria. Nella chiesa infatti veniva venerata un’immagine della Madonna dell’Itria (in greco Odygitria), il cui culto è molto antico e in Sicilia si diffuse in epoca bizantina.

Il terremoto del 1693 non la danneggiò particolarmente ma dopo il sisma la chiesa fu ampliata e rimaneggiata secondo il gusto barocco. La facciata, con i suoi tre portali decorati da motivi floreali, si affaccia su uno stretto vicolo. Sul fianco si sviluppa verso l’alto la torre campanaria. All’interno le tre navate sono rette da colonne adornate con capitelli corinzi. Le navate laterali ospitano cinque altari abbelliti da statue, colonne tortili e intagli realizzati dagli scultori della famiglia Cultraro. In fondo, l’altare del presbiterio custodisce la tela della Madonna dell’Itria. Nel pavimento sono visibili alcune lastre di pietra pece che coprono le tombe di normali cittadini, di nobili della famiglia Cosentini e di esponenti del clero.

Dalla piccola piazza della Repubblica in pochi minuti, attraversando il dedalo di viuzze che tesse Ibla, si arriva al cuore del quartiere: piazza Duomo.

Passando da via Capitano Bocchieri, strada che corre sul fianco della chiesa di San Giorgio, incontriamo Palazzo La Rocca. La strada era la più importante dell’antico abitato di Ragusa ed era conosciuta con il nome di Ciancata, perché pavimentata con basole bianche chiamate cianche. Il Palazzo fu edificato nel 1975 rimodulando vecchie case della famiglia La Rocca. A rendere interessante ed elegante il prospetto sono i sette balconi sorretti da maestosi cagnoli in pietra pece in cui sono raffigurate figure antropomorfe. Favolose sculture che raffigurano un flautista, un suonatore di liuto, una popolana che stringe un bimbo e alcuni puttini. Dall’ingresso si può intravedere l’atrio con la grande scalinata a due rampe realizzata in pietra pece.

Superato il palazzo La Rocca percorrendo gli ultimi metri della Ciancata si arriva alla piazza centrale di Ibla. Circondata da palazzi barocchi la piazza prende il nome dal Duomo di San Giorgio che svetta alto sui cinquataquattro gradini che formano la scalinata che lo precede. La chiesa madre della città si trovava altrove, vicino l’attuale Giardino ibleo dove oggi rimane solo il portale dell’antica struttura quattrocentesca.

Con il terremoto del 1693 la chiesa venne fortemente danneggiata ma continuò ad ospitare le funzioni religiose. Solo a metà del Settecento si decise di ricostruire il duomo scegliendo una posizione più centrale rispetto all’abitato che lentamente stava riprendendo forma dopo il sisma. Nel luogo scelto esisteva già la chiesa di San Nicola che venne distrutta per far posto al nuovo edificio di culto. Il 28 giugno del 1739, come segnala un lapide sul lato destro della scalinata, fu posta la prima pietra ma i lavori cominciarono solo cinque anni dopo a causa delle resistenze fatte dai procuratori della chiesa di San Nicola che tentarono, invano, di scongiurarne la distruzione.

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Il progetto della nuova chiesa fu affidato a Rosario Gagliardi, architetto netino protagonista della ricostruzione barocca del Val di Noto. Il Duomo è probabilmente la sua opera migliore. Per sottolinearne l’imponenza fa costruire l’edificio su una grande scalinata e pone il prospetto in posizione obliqua rispetto alla piazza. Queste scelte rendono ancora più maestoso il prospetto e grazie al sapiente gioco di prospettiva la facciata non copre l’enorme cupola che può essere ammirata anche dalla piazza.

Il partito centrale del prospetto è leggermente convesso, questa caratteristica, insieme alle colonne libere, gli donano plasticità e un’armonica eleganza. Nel primo ordine si apre un grande portale ricco di fregi e di decorazioni, sulle porte lignee sono scolpiti sei riquadri che raccontano il martirio di San Giorgio. Nel secondo e terzo ordine due volute reggono due coppie di statue, in basso San Giorgio e San Giacomo, in alto San Pietro e San Paolo. La facciata a torre termina con una cuspide a bulbo posta sopra l’orologio. Sulla cuspide la data 1775 indica la fine dei lavori del prospetto che si conclusero con la posa delle campane.

La chiesa custodisce diverse tele dei più importanti pittori del settecento siciliano, un grande organo a canne e la statua di San Giorgio a cavallo che insieme alla cassa reliquiario vengono portate in processione durante la festa. L’interno, a croce latina, è diviso in tre navate da dieci imponenti pilastri. All’incrocio del transetto con la navata centrale si erge la cupola a doppia calotta retta da due due file di colonne. La cupola, progettata e costruita nel 1820, veniva erroneamente attribuita al capomastro ragusano Carmelo Cultraro che si sarebbe ispirato alla cupola del pantheon di Parigi. Recentemente però, a seguito di approfonditi studi, la paternità è stata attribuita all’architetto polacco Stefano Ittar. La cupola, di gusto neoclassico e dal caratteristico colore azzurrino, svetta alta sui tetti di Ibla. Dall’alto si gode di uno splendido panorama, allo stesso modo è essa stessa una perla all’interno del panorama barocco della città

Costruito sull’omonimo colle il complesso della Croce è un’interessate testimonianza dell’architettura Cinquecentesca. La chiesa e il convento infatti non sono stati distrutti dal terremoto del 1693 ma sono panorama.

Sulla piazza si affacciano favolosi palazzi. Tra i più interessanti c’è Palazzo Arezzo di Sanfilippo, un edificio risalente al 1500 ma che nei secoli ha subito numerose modifiche che ne hanno alterato l’aspetto originario. Nel Novecento, la parte centrale è stata completamente ricostruita aprendo una galleria in stile Liberty che mette in comunicazione la piazza con via Maria Paternò.

Pochi metri più giù il Palazzo Arezzo Veninata si apre su una piccola piazzetta dove zampilla una fontana. Il prospetto è abbellito con decorazioni floreali in stile Liberty, le ringhiere abbracciano una scalinata con gradini che si alzano ad anelli concentrici su una terrazza che conduce all’ingresso. Anche in questo caso la struttura risale a prima del terremoto del 1693 ma l’aspetto attuale risponde alle modifiche portate avanti nel corso dei secoli, l’ultima del secolo scorso.

Sul lato opposto Palazzo Maggiore e Palazzo Majorana hanno una storia simile ai due precedenti. Di proprietà della famiglia La Rocca Ingrassotta furono ceduti alla fine dell’Ottocento. L’attuale struttura risale al XX secolo quando furono ricostruiti e adattati allo stile degli altri edifici della piazza.

All’imbocco di via XXV aprile troviamo il celebre Circolo di conversazione. Voluto dai nobili ragusani come punto di ritrovo elegante e esclusivo, fu fatto costruire nel 1850. Il prospetto in stile neoclassico si sviluppa su un piano e su di esso si aprono tre ingressi scanditi da paraste con capitelli dorici. Sopra le porte sono posti tre bassorilievi, nei due esterni sono scolpite delle sfingi alate, in quello centrale due donne che reggono un lampada.

In alto, sul cornicione, sopra la scritta Circolo di conversazione si trova una scultura: uno stemma con un’aquila, simbolo della città, decorato con dei festoni ed elementi floreali. Ai lati giacciono due leoni con sembianze umane e baffi. Gli ingressi del Circolo sono preceduti da una banchina usata per il passeggio dei nobili.

L’interno mantiene il gusto e gli arredi ottocenteschi: le pitture sul soffitto, il lampadario, i lunghi divani e le specchiere arredano le sette sale in cui si respira ancora l’atmosfera gattopardesca di un tempo. Alcune sale erano pensate per la lettura altre per il gioco, il giardino era deputato al relax. Gli affreschi sul soffitto sono opera del pittore ragusano Tino Del Campo che ha dipinto un’allegoria delle arti e delle scienze che sgombrano il cielo dalle nubi dell’ignoranza.

Proseguendo per via XXV aprile tra palazzi nobiliari e negozi si arriva a piazza Pola. Sulla piazza si affacciano la chiesa di San Giuseppe e il palazzo comunale che ospita la Direzione Municipale di Ibla.

Nel 1756 le monache Benedettine dell’adiacente monastero fecero edificare la mirabile chiesa di San Giuseppe occupando parte dello spazio che prima del terremoto del 1693 era occupato dalla chiesa di San Tommaso. I lavori durano quarant’anni e nonostante non si conosca il progettista è possibile ricondurre il progetto all’architetto Rosario Gagliardi o qualcuno dei suoi collaboratori.

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Il prospetto si articola su tre ordini, il movimento convesso della facciata ricorda quella della vicina San Giorgio. Il primo ordine, scandito da quattro colonne, ospita il portale d’ingresso e quattro statue raffiguranti i Santi dell’ordine Benedettino: Santa Gertrude e Santa Scolastica. Ai lati del portone due piccole statue riproducono San Gregorio Magno e Sant’Agostino. L’ordine superiore riprende gli elementi architettonici di quello inferiore con due colonne che al loro centro ospitano un finestrone chiuso da una grata panciuta. Ai lati due grandi volute separano le colonne dalle statue di San Mauro e San Benedetto. Le colonne del secondo ordine reggono un timpano spezzato sopra il quale si trova la cella campanaria che ospita tre campane. Sulla più grande è raffigurato, in rilievo, San Giuseppe.

Ciò che colpisce dell’interno è la decorata pavimentazione: lastre di pietre nere e bianche dialogano con maioliche colorate per creare un pavimento molto particolare. La pianta è a forma ovale, sul vestibolo d’ingresso notiamo il coro grande che insieme agli otto coretti che si affacciano sulla navata e permettevano alle monache di seguire le funzioni religiose senza essere viste. Le grate dei cori sono state realizzate nel 1798 da un ebanista ragusano, Ippolito Cavalieri. L’affresco centrale della volta raffigura la Gloria di San Giuseppe con San Benedetto. Sia la volta che le pareti sono decorate con raffinati stucchi. Su un ovale dell’altare centrale è riprodotta la Sacra Famiglia. Il dipinto, opera del pittore Matteo Battaglia (1779), è anche conosciuto come la Madonna delle ciliegie perché raffigura la Madonna nell’atto di offrire a Gesù delle ciliegie.

Poco lontano si estende il Giardino Ibleo (o Villa Comunale), un grande parco verde che si affaccia sulla valle dell’Irminio. A volere la villa sono stati i frati Cappuccini ma sono poche le fonti che raccontano la storia del giardino. Dai documenti, per lo più fonti orali raccolte tra anziani cittadini, si ricorda che la costruzione risale al 1858 e è da attribuire a tre facoltosi notabili e ai cittadini ragusani che offrirono la loro manodopera gratuitamente.

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Il giardino è il più antico di Ragusa, si estende per oltre 15 mila metri quadrati ed è caratterizzato dalla presenza di importanti piante mediterranee ma non mancano alcuni esemplari esotici come i cedri del Libano e l’albero del pepe. Il visitatore che entra dall’ingresso principale viene accolto dal viale delle palme, così chiamato perché fiancheggiato da cinquanta palme. Il perimetro del giardino è delimitato da un’elegante balconata che si affaccia su un bellissimo panorama. Arricchiscono il giardino anche alcune fontane, tra questa una ha la forma della Sicilia.

La parte più interna è più recente, il giardino, infatti, fu ampliato negli anni ’90 del Novecento. In questa grande area, dall’aspetto più moderno, è stata impiantata una pineta: il Boschetto della Rimembranza è costituito da grandi alberi che offrono ombra per poter godere della quiete del giardino. Un aspetto unico di questo parco è la componente architettonica, tra le piante infatti è possibile scorgere tre chiese: la chiesa di San Vincenzo Ferrari, la chiesa di San Giacomo e la chiesa dei Cappuccini.

Dove ora vediamo la chiesa di San Giacomo anticamente sorgeva un tempio dedicato alla dea della fecondità, Lucina. La datazione dell’attuale edificio si fa risalire al Trecento, inizialmente costruita a tre navate, dopo il terremoto rimane solo quella centrale. Il prospetto, a tre ordini, è stato restaurato ad inizio Novecento. Il portale centrale è fiancheggiato da colonne corinzie su cui poggia un timpano. L’altorilievo presente nel terzo ordine raffigura San Giorgio cavaliere ai lati, su una balaustra, sono poggiate le statue di San Giacomo e di San Giovanni Evangelista.

La chiesa San Vincenzo Ferreri è caratterizzata da uno campanile decorato con delle maioliche. La facciata è conclusa dalla cella campanaria. L’interno è molto ricco grazie agli undici altari e ai dipinti e alle tele che abbelliscono gli ambienti. Molto particolare è il soffitto ligneo decorato con motivi ornamentali e con finte architetture. La chiesa di Sant’Agata o dei Cappuccini è annessa al monastero al cui interno custodisce un magnifico chiostro. A guardarla dall’esterno si mostra molto semplice, nell’interno stupisce e affascina la grande pala d’altare di Pietro Novelli dove è dipinta l’Assunta con apostoli e angeli in posizione centrale, Sant’Agata in carcere e il martirio di Sant’Agnese ai lati.

Fuori dall’ingresso principale del giardino, a pochi passi si trova il Portale di San Giorgio. Resistito al terremoto del 1693, il portale in stile gotico-catalano ospita sulla lunetta i resti di un altorilievo con San Giorgio che uccide il drago. Il portale è l’unica parte superstite dell’antica chiesa.

Cosa vedere a Ragusa Superiore

Ragusa è anche conosciuta come la città dei ponti per la presenza di tre ponti. Il Ponte Vecchio o dei Cappuccini inaugurato nel 1843 è il più antico della città. Costruito in stile architettonico romano fu voluto dal Padre cappuccino Gianbattista Occhipinti Scopetta per collegare il quartiere San Giovanni con l’abitato che si stava sviluppando intorno al convento di San Francesco di Paola, oltre la Cava di Santa Domenica.

Negli anni Ottanta è diventato pedonale, il traffico veicolare è stato spostato sul Ponte Nuovo, chiamato anche Ponte del Littorio, aperto al pubblico nel 1937. Infine, nel 1694 fu completato il Ponte Papa Giovanni XXIII, o Ponte San Vito, che collega il quartiere del Carmine con quello dei Cappuccini. I ponti collegano la parte nord della città alla parte sud e offrono anche uno splendido panorama sulla città e sui verdi orti di Cava di Santa Domenica.

La parte sud della città è la più recente, lì troviamo la stazione centrale, Piazza del Popolo e Piazza Libertà. Quest’ultima, inaugurata nel 1937 dal Duce Benito Mussolini, risponde agli schemi dell’architettura razionalista degli anni Venti. Inizialmente chiamata Piazza Impero fu pensata dal regime fascista come spazio per le grandi adunanze. Lasciandosi alle spalle Piazza Libertà, superato il Ponte Nuovo incontriamo il Museo Archeologico Ibleo che contiene una collezione che racconta l’archeologia e la storia antica del territorio ragusano.

Percorrendo via Roma si arriva velocemente alla Cattedrale di San Giovanni Battista. Attorno alla Cattedrale si sviluppò il primo nucleo della nuova Ragusa. La chiesa inizialmente si trovava a Ragusa Ibla, documenti storici ci raccontano che la prima fabbrica risale al Trecento, nel Seicento l’antica chiesa fu abbattuta per costruirne una molto più grande che potesse competere per magnificenza al Duomo di San Giorgio.

Erano anni in cui le dispute tra i Sangiorgiari e i Sangiovannari si facevano sempre più feroci e i secondi erano spesso costretti a subire l’autorità dei primi. Dopo il terremoto del 1693, la voglia di autonomia spinse i Sangiovannari a edificare la nuova cattedrale sulla collina del Patro. Sui resti della vecchia chiesa venne edificata la piccola chiesa di Sant’Agnese.

I lavori della Cattedrale di San Giovanni Battista si conclusero nel 1778. La sua ampia facciata barocca caratterizzata da sei possenti colonne presenta tre portali, quello centrale è sovrastato da tre statue: l’Immacolata, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.

Nel secondo ordine si apre un’ampia finestra conclusa da un frontone triangolare che ospita l’orologio. Sul lato sinistro svetta il poderoso campanile che non è bilanciato sul lato opposto da un omologo. Non è noto il motivo per cui non venne costruito il secondo campanile, appare probabile che sia dovuto all’impazienza di concludere i lavori. Davanti alla chiesa si apre un ampio sagrato cinto da una balaustra in pietra pece e sopraelevato rispetto alla piazza sottostante.

L’interno, a croce latina, è decorato da fastosi stucchi e capitelli finemente scolpiti; custodisce la statua di San Giovanni realizzata in pietra pece nel 1513. Molto particolare il pavimento realizzato a metà Ottocento con lastre di pietra pece con intarsi in pietra bianca. La cupola invece fu innalzata nel 1738 e nei primi del Novecento fu coperta con lastre di rame che gli conferiscono l’attuale colore.

Sul fianco sinistro della Cattedrale si estende Corso Vittorio Veneto, l’ex via Maestra, su cui si affacciano il Collegio di Maria (1796), Palazzo Bertini e Palazzo Zacco due gioielli barocchi celebri per i mostruosi mascheroni e i balconi riccamente decorati.

Dal lato opposto, su Corso Italia, si apre Piazza Matteotti che ospita il Palazzo del Comune (1880), la Banca d’Italia e Palazzo delle Poste. Quest’ultimo è stato edificato negli anni Trenta quando, a seguito della nomina di Ragusa a capoluogo di provincia, numerosi cantieri furono aperti in città. L’architettura di chiara matrice razionalista presenta una maestosa facciata articolata su nove colonne che sorreggono altrettante statue scolpite dallo scultore Corrado Vigni. Vicino al palazzo fu posta una statua in memoria dei militari addetti alle comunicazioni caduti in guerra.

Scendendo verso Ragusa Ibla si incrocia il serpeggiante Corso Mazzini che unisce le due Ragusa e ci conduce alla chiesa di Santa Maria delle Scale. Risalente all’inizio del XIV secolo, questa chiesa è una delle poche testimonianze dell’architettura gotica di Ragusa; conserva una navata e numerosi resti lapidei che testimoniano uno stile architettonico differente dal contesto tardo barocco della città.

Il terremoto del 1693 la danneggiò solo lievemente ma nella seconda metà del Settecento la chiesa fu comunque ampliata, e quindi riedificata, per rispondere all’aumento della popolazione. La chiesa gotica era preceduta dalle «pinnate di Santa Maria», un portico ad arcate che occupava l’attuale navata sinistra; era presente anche un pulpito decorato con pitture murali, una di queste raffigurava San Giovanni Battista che battezza Gesù. Il campanile si trovava alla destra del portico, sotto è stata ricavata una piccola cappella di gusto rinascimentale che custodisce una fonte battesimale in pietra pece scolpita nel 1552.

Durante la ricostruzione Settecentesca l’orientamento della chiesa fu ruotato di 90° e le tre pareti laterali furono trasformate in quella che è l’attuale navata destra. La chiesa posta a confine tra Ragusa Superiore e Ragusa Ibla occupa un posizione strategica, dal sagrato esterno si può ammirare un bellissimo panorama su Ibla.

L’interno della chiesa si articolava attorno ad un’unica navata con tre cappelle ai lati sottolineate da arcate in stile tardo gotico ricche di decorazioni e di sculture raffiguranti creature celesti e esseri mostruosi indicanti il dominio di Cristo sul cielo e sulla terra. La cappella centrale è dedicata all’assunzione della Madonna. Nel 1538 fu modificata seguendo un linguaggio rinascimentale e impreziosita con una pala d’altare in terracotta che raffigura la «dormizione», il trapasso, di Maria.


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