Settimana Santa e Pasqua a Ispica

ispica_settimana_santa_pasquaFoto di Salvatore Brancati

La Settimana Santa a Ispica è uno degli avvenimenti più intensi ed emozionanti dell’anno. Riti secolari, gesti e tradizioni incantano i visitatori e animano i devoti che attendono questo momento per un anno intero e lo vivono con profonda emozione.

Le processioni, la sacra rappresentazione della Passione di Cristo e le funzioni religiose sono organizzate dalle due storiche arciconfraternite: quella della Santissima Annunziata (i Nunziatari) e quella di Santa Maria Maggiore (i Cavari).

La processione della Santa Cascia

Il ciclo delle festività inizia nel penultimo venerdì di Quaresima (18 marzo 2016) con la processione della Santa Cascia, che per tutti gli ispicesi è “‘u vènniri ra Santa Cascia”. Questa è la giornata in cui si inizia a respirare un’atmosfera densa di emozioni. I Nunziatari portano in processione un’urna d’argento, ‘a Santa Cascia, contenente le reliquie di diversi santi e soprattutto “‘a Santa Spina”, un frammento della corona di spine che fu posta sul capo di Gesù.

Quando il corteo rientra nella chiesa della SS. Annunziata inizia un’altro momento molto intenso: la Via Crucis vivente. Sono migliaia i fedeli che assistono alla suggestiva rievocazione della Passione di Gesù.

Dopo aver ripercorso gli ultimi istanti di vita di Cristo la folla ritorna nella basilica dell’Annunziata dove si celebra il momento più emozionante della giornata: la Santa Spina viene posta ai piedi del simulacro del Cristo con la Croce che viene celato dietro una parete lignea. Per i Nunziatari iniziano giorni d’attesa fino al Venerdì Santo quando potranno svelare e abbracciare la statua del Cristo.

Giovedì Santo, il giorno più lungo di Ispica

8594854317_b65e35e081_zFoto di Salvatore Brancati

Nella notte del mercoledì che precede il Giovedì Santo (intorno all’1:30) una lunga Via Crucis vivente parte dalla chiesa rupestre di Santa Maria della Cava (nella Cava d’Ispica) per arrivare alla basilica di Santa Maria Maggiore. Nella magnifica piazza che si apre davanti alla chiesa si ripetono le scene della Crocifissione e della deposizione del Cristo.

La folla è assiepata e attende la tradizionale apertura delle porte. Alle 4:00 in punto il parroco batte per tre volte sulla porta della basilica che si aprirà facendo entrare i devoti che correndo e urtandosi arrivano all’altare del Cristo alla Colonna (‘u Patri a Culonna) dove si inginocchiano per baciare l’altare. Finalmente il popolo si riappropria del proprio simbolo e si completa il rito del ringraziamento (‘u ringraziamentu).

La liturgia iniziata di notte continua per tutto il giorno. Alle 11:00 del mattino il parroco sale sull’altare del Cristo flagellato alla Colonna, bussa per tre volte e fa scivolare giù le porte che lo nascondono. L’aria è carica d’emozione e pathos, i fedeli urlano e si commuovono. In pochi minuti si completa il rito della “scinnuta”, la statua è finalmente tra i devoti che possono alzarla al cielo. La banda sottolinea ogni momento con le tradizionali marce.

Nel pomeriggio il simulacro del Patri a Culonna viene portato in processione e mentre visita le vie del centro storico incontra l’Addolorata dando vita a ‘U ‘ncuontru, il rito in cui la Madre Addolorata si inchina per tre volte davanti al Figlio. Sono momenti vissuti in silenzio e con grande commozione.

Intorno alla mezzanotte il corteo è ancora in giro, i volti dei devoti sono segnati dalla stanchezza ma tutti sanno bene che all’arrivo in chiesa la statua verrà riposta e dovranno attendere un anno prima di poterla nuovamente portare con sé! L’ultima salita viene affrontata con passo grave, sembra quasi che per ogni passo avanti due vengono fatti indietro. I portatori vogliono prolungare il più possibile quel momento.

Una volta dentro la Basilica di Santa Maria Maggiore il simulacro inizia a girare, l’organo suona mentre la banda tributa l’ultima marcia al Cristo in Colonna. Fuori è notte, dentro la chiesa si consuma l’ultimo atto, quando la statua è sull’altare si odono le ultime urla di saluto. Per i Cavari lasciare ‘U Patri a Culonna non è facile.

Venerdì Santo, Ispica si veste d’azzurro

trereFoto di Federica Agnello

Il Venerdì Santo è il giorno dei Nunziatari e del Cristo alla Croce. Si ripetono i riti che caratterizzano il Giovedì Santo: di buon mattino i fedeli riempiono la chiesa, intorno alle 11:00 dopo i tre colpi del prete si ripete la “caduta delle porte”. Nonostante il frastuono che riecheggia in chiesa i tre colpi risuonano e anticipano l’urlo liberatorio: “eppicciuotti, cruci, cruci, cruci!”

Il momento più atteso e toccante è l’uscita del simulacro, “u Patri a Cruci” con il suo sguardo sofferente guarda i devoti. L’atmosfera è carica di emozione ma è tutto più ordinato. La processione che parte dalla basilica della SS. Annunziata è preceduta da due soldati romani a cavallo, durante il giro per le vie di Ispica incontrerà l’Addolorata portata a spalla da Cavari.

Lentamente il corteo avanza verso la chiesa, mentre la banda suona marce funebri. Quando è già buio da un pezzo i devoti decidono di riporre il Cristo alla Croce nel suo altare, non prima però di aver compiuto dei giri tra le navate della basilica.

Domenica di Pasqua, il giorno de ‘U Risuscitatu

grereereFoto di Salvatore Brancati

Pasqua è la festa del Resuscitato della Basilica della Santissima Annunziata. Ispica vive l’ultimo giorno di festa della lunga Settimana Santa che ogni anno condiziona la vita di tutto il paese. Abbandonate le atmosfere di dolore e lutto esplode la festa, a Mezzogiorno Gesù Risorto portato a spalla dai devoti corre verso la Madonna. Le statue si muovono in aria come in un festoso ballo sottolineato dai fuochi d’artificio, dal suono delle campane e dalle urla della gente.

‘U ‘ncuontru tra la Madre e il figlio è compiuto, il Cristo dopo un giro della piazza principale riscende verso la propria chiesa dove rientra dopo una spettacolare corsa.

Pasqua iblea in cucina

Pasqua a tavola: i Pastieri
Cassate, il dolce di Pasqua!
La cucina delle feste: scacce, ‘mpanate e pastizzi

Lascia una risposta